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giovedì 6 settembre 2012

11 Settembre 2001

Sono passati quasi 11 anni da quel fattaccio. Quattro aerei dirottati, il crollo delle Twin Towers, il disastro al pentagono e un aereo schiantato nel vuoto. Oggi i maggiori esperti del settore parlano di un complotto spaventoso, terrificante. Un piano sviluppato da anni dalla C.I.A. che prevede una carica esplosiva tale da far crollare le torri e un incendio inscenato per dare credibilità al disastro del pentagono. Non c'è alcuna giustificazione, benché sporca e insensata, in grado di donare un minimo sollievo ai parenti di 10.000 vittime. Allorché vi è un pensiero, sempre più intenso, che si esprime come una domanda, forse la più scontata. Di sicuro la più tediante. Perché?
In tutta la storia dell'uomo è innegabile che la guerra si configura come carattere essenziale, un istinto primordiale e indomabile che ha cavalcato, secoli dopo secoli, i più futili motivi. Ma, considerando la logicità dell'evoluzione umana, secoli e secoli di storia avrebbero dovuto abbattere le molteplici maschere che sono state relegate a questo mostro mentre si prostrava sulla scena delle popolazioni civili.
La logica è strana, sembra quasi che le regole di Pirandello valgano persino per la nostra realtà, seppur osteggiate e parcheggiate nei passati neanche molto lontani. E così si scopre che l'evoluzione non è più abbattere la maschera per abbattere il mostro, ma semplicemente donargliene una nuova, innovativa, etica e funzionale agli occhi discreti di un pubblico oggi fin troppo addomesticato.
Lo spettacolo posto in atto in questi 11 anni ha affascinato, non me ne vergogno a dirlo. Ma, chiuso il sipario, è eppur umano poter sbirciare dietro le quinte. Il mistero nel quale sono celate è di gran lunga più affascinante dello spettacolo stesso, magnetico a tal punto che raggiungere quei posti, anche solo col pensiero diviene irresistibile. Perché conoscere i retroscena potrebbe comporre quel quadro così confusionario ma così complesso da poter rispondere alla domanda, perché il finale non è stato per nulla soddisfacente. Ma soprattutto, perché c'è la paura che vi possa essere una nuova replica, in fondo lo spettacolo ha avuto successo, lo scopo è stato raggiunto.
Ragionando in termini prosaici, il retroscena di ogni spettacolo simile a questo è sempre stato legato al denaro, ultimamente è stata una moda anche il petrolio, evidentemente legato al denaro. Ora, sin dall'antichità il termine denaro ha spesso rappresentato il perfetto sinonimo di potere e, visto che sin dalla nascita, gli Stati Uniti d'America hanno sempre avuto a cuore l'idea di rappresentare essi stessi un perfetto sinonimo di denaro e potere, sembra che il nostro quesito abbia trovato una soluzione.
No, non è possibile. Il gioco non vale la candela, in altre situazioni ben più turbolente le scene messe in atto sono state ben più raffinate e silenziose. L'ossessiva ricerca di un tale caos deve assolutamente avere un suo fondamento base. Allora la ricerca deve partire da un punto diverso, più semplice. Che si sia trattato di un trucco scenico è oramai risaputo, ma di certo non è stato in alcun modo da diversivo ad azione o mossa altrui, bensì una perfetta costruzione di una giustificazione, una giustificazione preventiva.
Ricostruendo il copione con questi caratteri sembra dare maggior senso, perché l'idea di una giustificazione preventiva ad una guerra contro ignoti (che equivale ad una perfetta licenza di uccidere universalmente riconosciuta) non è affatto folle, e lo dimostra il fatto che abbia funzionato quasi perfettamente.
Il "perché?" posto in precedenza può essere ricollocato esattamente in questo punto del percorso, perché è proprio in questo momento che ci si chiede perché è stato plausibile osare così tanto. E' qui che cadono i moventi più scontati quali Dio Denaro e Dio Potere. E ci si affaccia verso un movente ancor più efferato e nauseabondo, la difesa. Non certo dei confini nazionali, assolutamente sicuri, ma del Sogno Americano, un sogno che solo in minima parte si compone di denaro e potere. Un sogno che si trasforma in incubo per chi è costretto a sfamarlo, un sogno che si trasforma in fascino per chi si nutre delle maschere che ogni giorno il suo teatrino porta in scena.